Silvia Levenson

Silvia e le strategie

“«il personale è politico»” Carol Hanisch

“(…)Adesso fate attenzione. Voi mi credete pazzo. Ma i pazzi non sanno ciò che fanno. Invece… Se mi aveste visto! Se aveste potuto vedere con quanta destrezza ho agito! Con quanta cautela… con quanta preveggenza… con quanta dissimulazione mi sono messo all’opera!... “Il cuore rivelatore “di Edgar Allan Poe

Le opere di Silvia ci suggeriscono diverse possibili strategie per vivere, Lei le raccoglie, le mette in ordine, le classifica, le esamina; tutte le strategie sembrano brillanti, infallibili, uniche, incontestabili. Con ognuna di loro potremmo controllare il mondo… Ammettendo che qualcuna funzioni. Tutto questo ordine svela un sentimento di estraneità e vulnerabilità di fronte a un mondo misterioso, caratterizzato dallo stigma della solitudine. Ciò che analizza e descrive con minuzia è il comportamento nella nostra vita quotidiana più intima, e queste strategie servono per sedurre la vita, per farla innamorare. Le sue opere hanno sempre mostrato una particolare attenzione per il mondo dell’angoscia e del piacere femminile, dando prova in questo e nei suoi lavori precedenti di una tensione che si rafforza e si esprime al meglio quando parla di questioni di genere, ma sempre in quel modo particolare in cui l’ironia è la protagonista. I suoi oggetti di vetro sfidano con leggerezza e parlano soprattutto dell’importanza del quotidiano. Silvia ha un modo tutto suo di chiedersi come ci vediamo e pensiamo, come ci costruiamo e come ci immaginiamo. Nelle sue mani l’utopia si trasforma in realtà quotidiana e lo dimostra in “Still life”: è così facile, non c’è possibilità d’errore, è lì, Silvia lo ha preparato per noi. “Qualche goccia di valium, un po’ di self control, una dose di belleza…” L’opera artistica della Levenson è evidentemente influenzata dalla cultura e dal tempo che le è toccato vivere. Il pezzo “Il piano era perfetto” è diretto, in questo senso, come diretto è anche il modo di affrontare i temi e le loro soluzioni estetiche. Ci insegna le sue strategie, nient’altro che norme e rituali per pensare le relazioni vitali. Nonostante la presenza del vetro non sono la fragilità e la leggerezza ad emergere nelle sue opere, bensì un meccanismo sottile che ci mostra la sua capacità di riflettere e l’esattezza con cui mira a un obiettivo. “(…) il piano era perfetto…” è il titolo della mostra di Silvia Levenson, che ha creato uno scenario popolato di metafore sull’esistenza e il futuro. A partire da un nucleo fragile ha riempito il mondo di agitata armonia. Viviamo il nostro futuro ora, chiediamole in prestito una strategia.

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